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  • domenica, 07 gennaio 2024
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Corso di Giardiniere d'Arte per Giardini e Parchi Storici 3

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Dopo la lezione presso lo stupendo Parco del Castello di Racconigi, l’ultima visita del 2023 dei nostri alunni del Corso di Giardiniere d’Arte per Giardini e Parchi Storici si è svolta presso un bellissimo giardino privato nella località Moline di Vicoforte (CN), una piccola frazione nascosta nella valle del torrente Corsaglia, un ambiente naturale fresco e umido, perfetto per ospitare il giardino d’ombra che abbiamo visitato.  

Come nel caso del Giardino di Pan di cui abbiamo parlato in precedenza, anche questo giardino è stato oggetto di visita per osservare il risultato di una progettazione a stanze. La tecnica delle stanze permette ai giardinieri di creare ambienti dove succedono cose diverse e si svolgono distinte attività, proprio come in una casa. Le stanze create dai giardinieri d’arte esperti servono inoltre a delineare non solo l’aspetto generale del giardino ma anche la percezione stessa delle sue dimensioni. Un giardino di modeste dimensioni può acquisire, grazie alla progettazione a stanze, un respiro più ampio e un ritmo visuale più sorprendente.  

A differenza del giardino di Franco Carena (il Giardino di Pan), questa proprietà è parca di elementi strutturali e non ha soluzioni narrative o concettuali esterne. Presenta infatti un’eleganza e una sobrietà naturali, create intenzionalmente per far scomparire quasi del tutto la percezione dell’intervento umano. Le differenze rispecchiano senza dubbio anche la personalità dei proprietari, essendo Franco un artista e un poeta mentre il dott. Govone un medico. Anche in questo campo, per un giardiniere d’arte, è importante saper interagire correttamente con il proprio cliente e saper assecondare il suo stile e i suoi gusti, al di là del proprio approccio tecnico personale. Per il dott.Govone, per esempio, un elemento imprescindibile è l’uso di piante tappezzanti e siepi per coprire le radici di molti degli alberi, una scelta non condivisa dal suo giardiniere, che difende le radici scoperte ed è contrario all’uso di edera. Quest’ultima è invece abbondante, trattandosi appunto di un giardino d’ombra, e fa una parte essenziale nel creare scenografie e tessiture cangianti. 

Il dottor. Govone è così intransigente sulla copertura dei “piedi” delle piante che la pacciamatura degli alberi, già naturale, è incoraggiata manualmente, creando in questa stagione anche un grazioso tappeto rotondo dorato. C’è poi in questo giardino anche abbondanza di piante spontanee, di cui viene incoraggiata la socialità, e molta attenzione è stata posta, sempre parlando di socialità, nel posizionare le piante in maniera che “andassero d’accordo” tra di loro, un aspetto tutt’altro che secondario.  

Le piante autoctone, in particolare i carpini, hanno svolto un ruolo fondamentale. Dopo l’alluvione del ’94 che ha distrutto una parte consistente della proprietà, sono nati molti carpini, di cui alcuni sono stati spostati e riposizionati per creare un vialetto d’accesso alla sponda riguadagnata dopo il disastro, creando una zona di grande bellezza e allo stesso tempo rinforzando il terreno. 

Alle piante importate come il bambù è stato riservato il ruolo tipico di barriera per separare il giardino vero e proprio da un piccolo orto ricreativo. La considerevole altezza raggiunta dal muro bambù esposto a sud ovest ha contribuito inoltre a definire l’ombreggiatura del giardino insieme alla struttura degli alberi più grandi, che sono stati accuratamente potati dai climber per creare la forma desiderata e per la sicurezza della proprietà.

Questo intreccio di varietà diverse in altura è rispecchiato ovviamente nella parte bassa, dove anche le siepi sono state create “miste” per sfuggire alla monotonia e donare alla vista un’armonia di colori e tessiture più interessanti. 

La visita si è conclusa con una breve lezione sulla potatura delle rose e una visione del report dell’intervento curato dal giardiniere. Ringraziamo il dott. Govone per la cortese ospitalità e le preziose e dettagliate spiegazioni e l'Architetto Arianna Tomatis, docente del corso.

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